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Nel

ricamo

ad arazzo invece il disegno si presenta finito e difficilmente modificabile, in quanto si tratta della copertura totale di una data superficie. Questi disegni vengono chiamati "cartoni" in quanto effettivamente tracciati su supporti che permettano il loro uso prolungato. Bisogna infatti considerare che il ricamatore cuce la tela disegnando e colorando le figure come le osserva dal cartone che tiene accanto. Ecco perché parliamo di

ricamo

riferito. Questo lavoro è considerato una forma di espressione artistica e spesso viene firmato. Quando non riproduce un disegno libero, ma è una ripetizione di motivi geometrici, parliamo di

ricamo

a tappezzeria. Di solito vengono usati i punti Punto Antico, Gobelin, Mezzo punto, Croce.

Fanno parte del

ricamo

riferito anche i lavori che, pur rientrando come disegno nelle prime due categorie, non possono venir trasposti a matita a causa del materiale particolare che si vuole usare. Ad esempio per il

ricamo

su velluto o su seta esistono delle tecniche particolari di riporto del tracciato, ma quasi sempre si preferisce lavorare direttamente con l'ago, senza previo disegno su stoffa, con il solo riferimento visivo al dipinto originale che può ridursi a mero suggerimento. Lo stesso succedeva con i ricami in oro, essendo il filato molto difficile da gestire e tanto prezioso da non poter certo venir sprecato. Oggi che i fili dorati sono appunto solo filati appena un po' più rigidi degli altri, la tecnica usata è quella del

ricamo

su disegno.




Pizzi e merletti

1 INTRODUZIONE

Pizzi e merletti Tessuti ornamentali caratterizzati da una trama leggerissima e trasparente su cui sono tracciati con tecniche diverse disegni e motivi decorativi. Spesso utilizzati come guarnizione per il vestiario e la biancheria, il merletto, il pizzo o la trina così definiti si distinguono dai tessuti traforati, come il velo e il tulle, dal chiacchierino (sorta di pizzo realizzato con una spoletta entro cui si avvolge il filo) e dai capi prodotti a maglia, in cui il filato viene invece lavorato per mezzo di appositi ferri o aghi. Pur avendo alcune caratteristiche in comune con esse, il merletto si distingue anche da alcune forme di ricamo, quali il filet e il buratto, eseguite su un fondo a rete, e lo sfilato, in cui si prelevano i fili dall'ordito della tela per creare trafori secondo determinati disegni.



2 TIPI DI MERLETTO

Esistono cinque tipi di merletto, così classificati a seconda della tecnica di lavorazione e degli strumenti utilizzati: il merletto ad ago, quello a fuselli, quello a fuselli e ad ago, quello a uncinetto, quello a nodi (come il macramé).

Per confezionare una trina con ago e filo è necessario disporre di un foglio di pergamena (o anche di cartoncino, carta da lucido o velina), su cui riportare il disegno. I primi punti vengono realizzati facendo passare il filo attraverso la tela e la pergamena, seguendo i contorni del motivo. Gli altri punti vengono invece eseguiti sui punti precedenti, senza perforare il tessuto né la pergamena: al termine del lavoro quest'ultima viene rimossa tagliando i punti iniziali.

La trina a fuselli (piccole spolette) prevede l'ausilio di un cuscino imbottito di forma cilindrica chiamato tombolo. Sulla superficie di quest'ultimo viene avvolto il cartoncino o la pergamena che reca il motivo da ricamare, fissandolo con una serie di spilli che seguono i contorni del disegno. I fili sono avvolti intorno ai fuselli, che vengono fatti passare l'uno attorno all'altro in modo che il cordoncino ottenuto si "impigli" negli spilli e formi la decorazione desiderata.

Il macramé, probabilmente di origine araba, è costituito da fili annodati in nodi strettissimi; più diffuse sono le guarnizioni a uncinetto, ottenute con tecnica in tutto simile a quella utilizzata per lavori di lana a punti grossi.

I materiali più usati per la confezione dei merletti sono da sempre il lino e il cotone di colore bianco o écru; non sono rare tuttavia le inserzioni di fili colorati, o, nei tessuti più pregiati, di argento e oro. Dalla metà del XVIII secolo esistono macchine in grado di produrre automaticamente il pizzo, ma la trina più pregiata rimane ancora oggi quella realizzata a mano.



3 IL PIZZO NELL'ANTICHITÀ

Tessuti simili al merletto erano già noti agli antichi abitanti dell'Egitto e del Perù; in Europa, interessanti decorazioni giunte sino a noi risalgono al Medioevo. L'origine del pizzo si data tuttavia al Rinascimento, quando in Italia nacque la trina ad ago e nelle Fiandre la trina a fuselli. Il centro italiano in cui l'arte del merletto conobbe la massima fioritura fu Venezia, dove venivano anche pubblicati libretti che raccoglievano vari disegni decorativi (i più noti furono il "punto a fogliami" e la "reticella", a motivi geometrici) e dove fu inventata la tecnica del punto in aria, così chiamata perché i punti non si appoggiano sulla tela, bensì su un filo teso in precedenza.

La trina divenne un prodotto molto richiesto, di raffinatezza e delicatezza consoni al gusto rinascimentale; la sua fortuna fu inoltre legata alla diminuzione dei prezzi dei filati e alla diffusione di saponi di buona qualità con cui era più facile lavare i preziosi e delicati tessuti così guarniti.



4 IL SEICENTO E IL SETTECENTO

Nel XVII e, in misura minore, nel XVIII secolo il merletto rimase in voga per colletti, ornamenti per calzature, sciarpe femminili (si pensi alle mantillas spagnole), grembiuli e cuffiette, nonché per decorazioni ecclesiastiche e domestiche. Venezia e la regione di Milano continuarono a essere i più importanti centri europei della produzione di trine.

Alla simmetria dei disegni rinascimentali il gusto barocco sostituì motivi spesso molto elaborati. Nacquero i punti ad ago più amati nel Seicento, tra cui il gros point de Venise o punto a fiorami, il "punto alla rosa" e il "punto di Burano". Nello stesso periodo in Italia fiorì la tecnica del tombolo, soprattutto in Liguria, a Portofino, e in Lombardia, a Cantù.

Nel Settecento l'emigrazione di maestranze italiane favorì la produzione del pizzo anche all'estero, soprattutto in Francia, dove nacque il point de France, e nelle Fiandre, regione d'origine del "punto Bruxelles" e di quello erroneamente detto "d'Inghilterra": in questi paesi si affermarono presto complicate decorazioni di gusto rococò.

5 L'OTTOCENTO E IL NOVECENTO

Le trasformazioni sociali del XIX secolo indussero cambiamenti nelle abitudini e nella moda che portarono alla scomparsa del merletto dall'abbigliamento maschile; applicazioni in trine leggere tornarono in voga verso la metà del secolo solo per gli abiti femminili. Nel settore degli arredi i merletti confezionati a mano furono inoltre soppiantati da quelli realizzati a macchina. Oltre alla città belga di Bruges e ai centri francesi come Chantilly, considerati tra i più prestigiosi nella produzione di pizzi, si affermarono gradatamente le lavorazioni anche di altri paesi. Divennero famosi i merletti rossi e blu delle contadine russe e le trine all'uncinetto confezionate in Irlanda.

L'inizio del Novecento vide l'enorme diffusione del merletto realizzato a macchina, prodotto in grandi quantità anche in paesi extraeuropei e lontani come la Cina, per l'esportazione in Europa e negli Stati Uniti. Il suo successo, unito ai cambiamenti sociali e di costume del secolo, determinò un arresto nella produzione artigianale, che ora sopravvive solo nei centri di più antica tradizione.