Fanno parte del
Pizzi e merletti
1 INTRODUZIONE
Pizzi e merletti Tessuti ornamentali caratterizzati da una trama leggerissima e trasparente su cui sono tracciati con tecniche diverse disegni e motivi decorativi. Spesso utilizzati come guarnizione per il vestiario e la biancheria, il merletto, il pizzo o la trina così definiti si distinguono dai tessuti traforati, come il velo e il tulle, dal chiacchierino (sorta di pizzo realizzato con una spoletta entro cui si avvolge il filo) e dai capi prodotti a maglia, in cui il filato viene invece lavorato per mezzo di appositi ferri o aghi. Pur avendo alcune caratteristiche in comune con esse, il merletto si distingue anche da alcune forme di ricamo, quali il filet e il buratto, eseguite su un fondo a rete, e lo sfilato, in cui si prelevano i fili dall'ordito della tela per creare trafori secondo determinati disegni.
2 TIPI DI MERLETTO
Esistono cinque tipi di merletto, così classificati a seconda della tecnica di lavorazione e degli strumenti utilizzati: il merletto ad ago, quello a fuselli, quello a fuselli e ad ago, quello a uncinetto, quello a nodi (come il macramé).
Per confezionare una trina con ago e filo è necessario disporre di un foglio di pergamena (o anche di cartoncino, carta da lucido o velina), su cui riportare il disegno. I primi punti vengono realizzati facendo passare il filo attraverso la tela e la pergamena, seguendo i contorni del motivo. Gli altri punti vengono invece eseguiti sui punti precedenti, senza perforare il tessuto né la pergamena: al termine del lavoro quest'ultima viene rimossa tagliando i punti iniziali.
La trina a fuselli (piccole spolette) prevede l'ausilio di un cuscino imbottito di forma cilindrica chiamato tombolo. Sulla superficie di quest'ultimo viene avvolto il cartoncino o la pergamena che reca il motivo da ricamare, fissandolo con una serie di spilli che seguono i contorni del disegno. I fili sono avvolti intorno ai fuselli, che vengono fatti passare l'uno attorno all'altro in modo che il cordoncino ottenuto si "impigli" negli spilli e formi la decorazione desiderata.
Il macramé, probabilmente di origine araba, è costituito da fili annodati in nodi strettissimi; più diffuse sono le guarnizioni a uncinetto, ottenute con tecnica in tutto simile a quella utilizzata per lavori di lana a punti grossi.
I materiali più usati per la confezione dei merletti sono da sempre il lino e il cotone di colore bianco o écru; non sono rare tuttavia le inserzioni di fili colorati, o, nei tessuti più pregiati, di argento e oro. Dalla metà del XVIII secolo esistono macchine in grado di produrre automaticamente il pizzo, ma la trina più pregiata rimane ancora oggi quella realizzata a mano.
3 IL PIZZO NELL'ANTICHITÀ
Tessuti simili al merletto erano già noti agli antichi abitanti dell'Egitto e del Perù; in Europa, interessanti decorazioni giunte sino a noi risalgono al Medioevo. L'origine del pizzo si data tuttavia al Rinascimento, quando in Italia nacque la trina ad ago e nelle Fiandre la trina a fuselli. Il centro italiano in cui l'arte del merletto conobbe la massima fioritura fu Venezia, dove venivano anche pubblicati libretti che raccoglievano vari disegni decorativi (i più noti furono il "punto a fogliami" e la "reticella", a motivi geometrici) e dove fu inventata la tecnica del punto in aria, così chiamata perché i punti non si appoggiano sulla tela, bensì su un filo teso in precedenza.
La trina divenne un prodotto molto richiesto, di raffinatezza e delicatezza consoni al gusto rinascimentale; la sua fortuna fu inoltre legata alla diminuzione dei prezzi dei filati e alla diffusione di saponi di buona qualità con cui era più facile lavare i preziosi e delicati tessuti così guarniti.
4 IL SEICENTO E IL SETTECENTO
Nel XVII e, in misura minore, nel XVIII secolo il merletto rimase in voga per colletti, ornamenti per calzature, sciarpe femminili (si pensi alle mantillas spagnole), grembiuli e cuffiette, nonché per decorazioni ecclesiastiche e domestiche. Venezia e la regione di Milano continuarono a essere i più importanti centri europei della produzione di trine.
Alla simmetria dei disegni rinascimentali il gusto barocco sostituì motivi spesso molto elaborati. Nacquero i punti ad ago più amati nel Seicento, tra cui il gros point de Venise o punto a fiorami, il "punto alla rosa" e il "punto di Burano". Nello stesso periodo in Italia fiorì la tecnica del tombolo, soprattutto in Liguria, a Portofino, e in Lombardia, a Cantù.
Nel Settecento l'emigrazione di maestranze italiane favorì la produzione
del pizzo anche all'estero, soprattutto in Francia, dove nacque il point de
France, e nelle Fiandre, regione d'origine del "punto Bruxelles" e
di quello erroneamente detto "d'Inghilterra": in questi paesi si affermarono
presto complicate decorazioni di gusto rococò.
5 L'OTTOCENTO E IL NOVECENTO
Le trasformazioni sociali del XIX secolo indussero cambiamenti nelle abitudini e nella moda che portarono alla scomparsa del merletto dall'abbigliamento maschile; applicazioni in trine leggere tornarono in voga verso la metà del secolo solo per gli abiti femminili. Nel settore degli arredi i merletti confezionati a mano furono inoltre soppiantati da quelli realizzati a macchina. Oltre alla città belga di Bruges e ai centri francesi come Chantilly, considerati tra i più prestigiosi nella produzione di pizzi, si affermarono gradatamente le lavorazioni anche di altri paesi. Divennero famosi i merletti rossi e blu delle contadine russe e le trine all'uncinetto confezionate in Irlanda.
L'inizio del Novecento vide l'enorme diffusione del merletto realizzato a macchina, prodotto in grandi quantità anche in paesi extraeuropei e lontani come la Cina, per l'esportazione in Europa e negli Stati Uniti. Il suo successo, unito ai cambiamenti sociali e di costume del secolo, determinò un arresto nella produzione artigianale, che ora sopravvive solo nei centri di più antica tradizione.