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Il ricamo italiano

In Italia, il ricamo nasce come una delle espressioni della cultura saracena. Non a caso la prima scuola di ricamo ha sede a Palermo e risale ai primi anni del secondo millennio. È soltanto nel dodicesimo secolo però che l'attività dilaga in tutta Europa.

Risalgono ai secoli 13° e 14° i più monumentali lavori di ricamo conosciuti, cioè l'arazzeria francese, inglese, tedesca e, in misura minore, italiana - da non confondere con l'arazzo vero e proprio che è una tecnica artistica di tessitura. Intanto la scuola italiana, distaccatasi dal gusto orientaleggiante iniziale, pone il centro dell'attività a Firenze e crea dei veri capolavori in tecniche diverse dall'arazzo. A Firenze fu attivo Raffaellino del Garbo, mentre la bottega con più commesse fu quella delle Murate in via Ghibellina, che forniva i paramenti ecclesiastici per le maggiori occasioni solenni. La maggior commessa quattrocentesca fu quella per il Battistero, tra il 1466 e il 1480.

Vennerono ricamati piviali, dalmatiche e pianeti su cui veniva riportata in 26 scene la vita di san Giovanni Battista, realizzati da Paolo da Verona, Coppino di Giovanni da Malines, Piero da Venezia e altri su disegni di Antonio Pollaiuolo. Nel 1477 circa venne realizzato da Francesco Malocchi il paliotto offerto ad Assisi da Sisto IV con figure di Antonio Pollaiuolo. Alla metà del secolo, Filippo Maria Visconti chiamò alla sua corte un artista fiorentino a dirigere i laboratori e molti veneziani a lavorare presso di lui, per cui lo stile fiorentino e quello veneziano si incontrarono in decorazioni arabescate di gusto orientaleggiante. Ne sono esempi il paliotto di Varese del 1491 e quello di Santa Maria delle Grazie.

Si sviluppa anche il ricamo in bianco e quello a fili contati che darà poi origine al merletto. Oggi, l'arte del ricamo è praticamente scomparsa, lasciando l'interesse a livello di hobby.

Filofilò – I libri di ricamo di Giuliana Buonpadre (di Vito Maistrello)
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